11 febbraio 2009

 

Non proprio come ai bei tempi: la curva dei ghiacci per il NSIDC è discendente

Ma i ghiacci del Polo Nord, dopo le abbondanti precipitazioni di quest'inverno, hanno ricoperto tutta l'area che occupavano 30 anni fa o no? Da ecologisti liberali, cioè attenti solo alla scienza e ai diritti dei cittadini, senza nessun pregiudizio, dobbiamo registrare che l’articolo precedente basato sui dati degli scienziati scettici intorno al riscaldamento del Pianeta, è contraddetto dai dati del National Snow and Ice Data Center, ente americano specializzato nelle rilevazioni della calotta polare. Il grafico riportato è eloquente: la sinusoide delle coperture glaciali degli ultimi 30 anni è a zig-zag, è vero, ma la componente tende decisamente al basso. Quindi l’estensione dei ghiacci polari, uno dei segni del riscaldamento della Terra, è effettivamente sempre minore, come riferisce F.Foresta Martin su Corriere.it del 10 febbraio:
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Dati aggiornati dallo statunitense "National Snow and Ice Data Center"
EFFETTO SERRA: SMENTITI I "NEGAZIONISTI"
A dispetto dell'apparente espansione dei ghiacci a gennaio, i dati trentennali non lasciano dubbi
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"Che cosa succede ai ghiacci artici, si stanno espandendo o ritirando? La risposta è inequivocabile: nello scorso mese di gennaio è stata misurata un'estensione superiore a quella del gennaio 2008; ma, considerando la statistica sugli ultimi 30 anni, il fenomeno della riduzione complessiva è confermato e non bastano alcune settimane di intenso freddo con abbondanti precipitazioni nevose ad affermare che si sia invertita la tendenza. Il bilancio dei ghiacci artici, completo di precise valutazioni numeriche, si può trovare negli aggiornatissimi archivi dello statunitense National Snow and Ice Data Center (NSIDC), un servizio cogestito dall'Università del Colorado, dall'Ente spaziale americano e dall'Ente per gli Oceani e l'Atmosfera, che effettua il monitoraggio quotidiano da satellite della criosfera, ossia delle parti ghiacciate del nostro pianeta.
I "NEGAZIONISTI" DELL'EFFETTO SERRA - Riflettere sui dati forniti dal NSIDC è quanto mai opportuno, dopo il clamore sollevato un mese fa da alcuni scienziati negazionisti dell'effetto serra, secondo cui i ghiacci artici erano tornati quasi ai livelli del 1979, contraddicendo gli allarmi di quanti, invece, sostengono il loro continuo regresso. L'equivoco si è originato dal fatto che, nei primi giorni di gennaio, le quotidiane foto da satellite, per altro visibili a tutti sul sito del NSIDC, mostravano una coltre bianca su ampie regioni di Mare Artico che, negli ultimi anni, non erano state ricoperte dai ghiacci, neppure durante la stagione invernale. Ma si trattava di un fenomeno temporaneo, favorito da eccezionali condizioni meteorologiche. Tanto che già nella seconda metà del mese l'avanzata dei ghiacci si è arrestata. Di fatto, tirate le somme relative al mese di gennaio 2009, è risultato che la massima estensione dei ghiacci marini artici è stata di 14,08 milioni di km quadrati. Essa, pur risultando 310 km quadrati maggiore rispetto a quella del gennaio 2008, rimane tuttavia ben 760 km quadrati inferiore alla media di riferimento calcolata sul periodo 1979- 2000 (sempre relativa al mese di gennaio).
TENDENZA TRENTENNALE - D'altra parte, se si guarda la curva che rappresenta gli alti e bassi stagionali dell'estensione dei ghiacci artici nell'ultimo trentennio, cioè da quando si dispone di dati raccolti dall'orbita terrestre grazie ai satelliti artificiali, è evidente la tendenza alla diminuzione, malgrado alcune brevi fasi di recupero. L'estensione dei ghiacci artici varia moltissimo nell'arco dell'anno: raggiunge il massimo alla fine dell'inverno, con valori compresi fra 14 e 16 milioni di km quadrati; il minimo alla fine dell'estate, quando si registrano coperture di appena 3-4 milioni di km quadrati. Anche la valutazione che il pianeta si stia complessivamente avviando verso una fase relativamente più fredda è prematura poiché, come si vede in questi giorni, all' inverno rigido in alcune parti dell'emisfero settentrionale, si contrappone un'estate rovente in parti di quello meridionale, come dimostrano le eccezionali ondate di calore in corso in Australia. Insomma, come fanno giustamente notare i climatologi più avveduti, non bisogna far confusione fra meteorologia e climatologia: qualche ondata di freddo in qualche parte del mondo non cancella la realtà del riscaldamento globale e le tendenze si possono cogliere solo valutando l'andamento dei vari parametri sui lunghi periodi".

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Comments:
Complimenti, non se ne poteva più del negazionismo!
 
Ciao, sono arrivata qui dal tuo link da facebook: è una scoperta.
 
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